Il parto e il riflesso di eiezione fetale

Durante un parto fisiologico, il riflesso di eiezione fetale riduce la necessità della classica “spinta” cui tutti siamo abituati a pensare, aiutando significativamente la mamma. Ma, nel concreto, di cosa si tratta?

Noto anche come riflesso di espulsione fetale, tale fenomeno si innesca nelle fasi finali di un travaglio indisturbato. Ciò provoca forti contrazioni involontarie ed espulsive, che consentono alla donna di portare a termine il parto senza complicazioni. In questo scenario, infatti, mentre il bambino esce dal corpo della mamma, vengono stimolate le terminazioni nervose presenti nell’area che, a loro volta, danno vita al riflesso di eiezione fetale all’interno del nostro corpo.

Quando si verifica e cosa lo scatena

Il riflesso di eiezione o espulsione fetale si verifica nelle fasi finali del parto, quando il travaglio sta ormai volgendo a termine. La forte scarica adrenalinica tipica di questa ultima fase contribuisce in maniera importante a innescare il processo. Al contrario, il riflesso viene spesso inibito dall’ambiente circostante, che l’istinto della mamma può reputare inadatto alla nuova vita a causa di numerosi fattori esterni.

Per meglio comprendere la questione è bene fare un passo indietro.

La chiave per un parto indisturbato

Il riflesso di eiezione fetale è fisiologico e può teoricamente verificarsi in ogni partoriente. Tale termine è stato coniato negli anni ‘60 del Novecento dal biologo Niles Newton, il quale ha riscontrato un processo simile nel corso di uno studio sui topi. Circa vent’anni dopo, il Dott. Michel Odent ha associato tale concetto ai processi sottesi al parto negli esseri umani. In questo modo, lo scienziato è riuscito altresì a scoprire come si tratti, in realtà, di un fenomeno abbastanza raro, soprattutto a causa di un ambiente spesso inadatto al parto.

Perché il fenomeno si verifichi, il parto devo anzitutto essere completamente indisturbato. Il riflesso, infatti, viene inibito se l’ambiente esterno è ricco di stimoli o se qualche persona si assume il ruolo di guida, di supporto o di osservatore. Allo stato attuale, però, l’approccio al parto è purtroppo sempre portato a seguire procedure che, di fatto, finiscono per inibire tale processo. Se pensiamo a una partoriente, infatti, siamo sicuramente portati a pensare a una donna inserita entro una sala parto molto luminosa e osservata da estranei, il cui supporto si intensifica in maniera sempre maggiore man mano che il travaglio volge al termine.

La natura ci ha dotati di un sistema fisiologico perfetto. A noi spetta solo il compito di lasciargli fare il suo lavoro in serenità. Anche per questo, la scelta e la predisposizione dell’ambiente in cui il parto ha effettivamente luogo si dimostrano ancora una volta fondamentali. Vanno ragionati e predisposti con cura.